Passione per la pittura
Questo non vuole essere un articolo sulla pittura in senso generale, né una riflessione sull’arte in termini assoluti.
È semplicemente il racconto del mio percorso: un’esperienza personale fatta di curiosità, ricerca, sperimentazione e passione, che continua ancora oggi.
Se dovessi indicare il momento in cui è iniziato il mio percorso creativo, probabilmente tornerei al 2001.
Fu l’anno in cui acquistai il mio primo personal computer.
Iniziai a sperimentare con alcuni software di grafica digitale, senza immaginare che quelle prime prove avrebbero aperto una strada molto più ampia.
Mentre imparavo a lavorare con gli strumenti digitali, nacque in me il desiderio di riportare alcune di quelle immagini sulla tela.
La pittura, però, era già presente da tempo.
Fin da ragazzo ho coltivato una forte passione per la storia dell’arte moderna.
Ho trascorso ore sui libri, osservando opere e cercando di capire il linguaggio degli artisti che più mi affascinavano.
Ricordo ancora l’emozione provata davanti ai dipinti dell’Impressionismo francese: la luce, il colore, la capacità di suggerire più che descrivere.
Da lì il mio interesse si è spostato verso l’Espressionismo e, successivamente, verso la pittura astratta.
Fu quasi naturale prendere in mano pennelli e colori.
Il mio primo dipinto a olio risentiva inevitabilmente delle influenze che avevo assimilato; riguardandolo oggi riconosco richiami a Henri Matisse, ma soprattutto vedo l’entusiasmo di chi stava iniziando un viaggio senza sapere dove lo avrebbe condotto.
Da allora non ho più smesso di dipingere.
Non ho seguito un percorso accademico.
Ho imparato da autodidatta, attraverso lo studio, gli errori, gli esperimenti e il confronto continuo con il mio lavoro.
Ogni quadro è diventato un’occasione per esplorare nuove possibilità espressive, nuovi materiali e nuove soluzioni cromatiche.
Con il tempo, la ricerca è diventata più importante del risultato.
Non ho mai cercato di ripetere una formula che funzionasse.
Mi ha sempre interessato sperimentare, cambiare, mettere in discussione ciò che avevo appena imparato.
È probabilmente questo aspetto che più rappresenta il mio modo di intendere la pittura: non come un punto di arrivo, ma come un processo in continua evoluzione.
Negli anni ho avuto la possibilità di esporre il mio lavoro in numerose mostre personali e collettive.
Ogni esposizione è stata un’esperienza diversa, non tanto per il desiderio di mostrare i miei quadri, quanto per l’occasione di osservare le reazioni delle persone.
È sempre sorprendente scoprire come uno stesso dipinto possa suscitare interpretazioni completamente differenti.
Forse è proprio questo uno degli aspetti che più amo dell’arte astratta.
Quando un’opera non impone una lettura univoca, lascia spazio all’immaginazione e alla sensibilità di chi osserva.
Ogni persona porta con sé la propria storia, le proprie emozioni e i propri ricordi, e inevitabilmente li ritrova davanti a una tela.
In questo senso, un quadro non appartiene mai completamente a chi lo realizza: continua a vivere attraverso lo sguardo di chi lo incontra.
Nel 2018, in occasione della mia mostra personale Segni e ritmi del colore presso Palazzo Ducale di Genova, l’art manager descrisse il mio lavoro come quello di un “ricercatore dell’arte”, sottolineando la continua sperimentazione di tecniche, materiali e linguaggi espressivi.
È una definizione nella quale mi riconosco ancora oggi, perché la curiosità continua a guidare il mio lavoro molto più della ricerca di uno stile definitivo.
A distanza di oltre vent’anni da quel primo dipinto, continuo ancora a considerare la pittura un luogo di ricerca.
